Incentivi per l’intelligenza artificiale in azienda: cosa resta dopo Transizione 5.0

Hai deciso che vuoi portare l’intelligenza artificiale nella tua azienda, hai anche capito più o meno su cosa investire, e poi scopri che l’incentivo di cui tutti parlavano, il credito d’imposta Transizione 5.0, si è chiuso. A quel punto cominci a cercare online e ti ritrovi in una giungla di bandi regionali, fondi di filiera, misure nazionali con nomi diversi ogni anno. Capire dove guardare, prima ancora di quanto si può ottenere, è già la parte più difficile.

Perché orientarsi tra gli incentivi per l’AI è diventato più complicato

Fino a poco tempo fa esisteva una misura ombrello abbastanza semplice da individuare, con regole valide per quasi tutte le PMI. Con la sua chiusura, il panorama si è frammentato: tornano a convivere bandi regionali con scadenze diverse tra loro, misure di filiera pensate per settori specifici, e la cornice generale delle regole europee sugli aiuti di Stato che stabilisce cosa è permesso finanziare e come. Nessuna di queste fonti, da sola, copre tutte le situazioni: bisogna sapere quale guardare in base al proprio settore, alla propria regione e al tipo di investimento.

Le famiglie di incentivi che una PMI dovrebbe conoscere

Non serve inseguire ogni bando che esce, ma vale la pena sapere che esistono almeno quattro categorie diverse, perché spesso si escludono a vicenda o vanno combinate con attenzione.

Incentivi nazionali a regime

Sono le misure strutturali pensate per restare attive nel tempo, tipicamente sotto forma di credito d’imposta o contributo diretto su investimenti in beni strumentali, software e formazione del personale. Cambiano nome e percentuali negli anni, ma la logica di fondo, premiare chi digitalizza processi reali, resta simile.

Bandi regionali

Ogni regione gestisce fondi propri, spesso più rapidi da attivare rispetto alle misure nazionali ma con budget limitati e scadenze specifiche. Per una PMI lombarda, ad esempio, questi bandi meritano un controllo periodico indipendente da quello che succede a livello nazionale.

Misure di filiera o settore

Automotive, manifatturiero, servizi: alcuni settori ricevono in certi periodi misure dedicate, con requisiti tagliati sulle esigenze di quella filiera specifica. Sono le più selettive, ma anche quelle dove la concorrenza per accedere ai fondi è spesso minore.

Fondi europei residui

Con la chiusura dei grandi programmi post-pandemia, restano attivi fondi europei più settoriali e continuativi, generalmente meno pubblicizzati e per questo meno affollati di richieste.

L’errore di aspettare il bando giusto invece di preparare il progetto

Molte PMI restano ferme in attesa di trovare l’incentivo perfetto prima di iniziare a definire cosa vogliono davvero fare con l’intelligenza artificiale. Il risultato è che, quando un bando compatibile finalmente esce, mancano il tempo e i documenti per parteciparvi in modo competitivo: business plan, preventivi dettagliati, descrizione tecnica del progetto sono richieste che si preparano bene solo con calma, non nelle due settimane prima di una scadenza.

Un progetto già definito, anche senza un incentivo individuato, si adatta rapidamente al bando che arriva. Un progetto vago, per quanto l’incentivo sia generoso, arriva quasi sempre in ritardo.

Aspettare l’incentivo o investire subito: come deciderlo

La domanda utile è se il progetto di intelligenza artificiale genera valore anche senza un incentivo a supporto. Se la risposta è sì, ha senso partire e valutare gli incentivi disponibili in corsa, aggiungendoli come risparmio quando arrivano. Se la risposta è incerta, il progetto probabilmente va definito meglio prima ancora di cercare chi lo finanzia.

Gli incentivi per l’intelligenza artificiale continueranno a cambiare nome, percentuali e scadenze negli anni. Le PMI che ne beneficiano davvero arrivano già pronte con un progetto chiaro, capace di intercettare qualsiasi finanziamento passi loro vicino, più che essere le più veloci a scovare il bando giusto.

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